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Tra Giotto
e il mondo gotico (I)
Per quanto assai breve, la vicenda del castello di Porta Galliera
segnò un momento di grande crescita per la vicenda artistica
della città, abituata a confrontarsi con una committenza
cosmopolita rappresentata in larga misura dagli alti prelati della
corte del cardinale legato. Ciò incentivò l’arrivo
di oggetti preziosi, per lo più francesi (avori, oreficerie,
miniature), capaci di influenzare le scelte degli artisti locali
assai più dell’esempio giottesco.
In questa direzione si erano già mossi i pittori cumulativamente
indicati sotto il nome di “Pseudo Jacopino” (nn. 32-33)
e un grande risalto acquista, pur sulla base di un unico dipinto,
la personalità del Maestro del 1333, autore di un trittico
a sportelli mobili, folto di rimandi transalpini, già in
San Vitale e ora nel Museo del Louvre a Parigi. Ma è soprattutto
lo Pseudo Dalmasio (nn. 22-23, 34) ad assicurarsi un ruolo di
spicco all’interno della corte legatizia, grazie alle sue
preferenze filo-francesi.
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