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| Dalla fine del Duecento Bologna
era lacerata da una profonda contrapposizione tra i guelfi geremei
e i ghibellini lambertazzi e, respingendo l’eventualità
di una soluzione monocratica per tenere fede alla res publica
in funzione antimagnatizia, il comune diretto dai guelfi non riusciva
a mantenere un assetto stabile, né a consolidare uno spazio
territoriale che andasse oltre al contado-diocesi. Pertanto la
situazione, caratterizzata da una pericolosa spaccatura interna,
aveva costretto i Bolognesi a confermare la propria adesione all’autorità
papale con una sottomissione formale alla Chiesa che, accordata
nel 1278, aveva favorito l’intervento fallimentare del legato
Latino Frangipani e del rettore di Romagna Bertoldo Orsini, nipote
di papa Niccolò III, poi l’intervento del legato
Napoleone Orsini nel 1306 nel quadro di un più ampio programma
di interventi ecclesiastici che avevano interessato innanzi tutto
la Toscana, ma anche l’Umbria, le Marche e la Romagna. |